Ritratto in bianco e nero di giovane uomo, mano sul viso, luce radente — workshop di ritratto fotografico a Spazio 130, Orbetello

Ispirarsi ad altri fotografi è legittimo, anzi necessario, studiare un autore e smontarne il lavoro è un esercizio prezioso perché è uno dei modi più efficaci per capire davvero come funziona qualcosa, ma non ci si può limitare a questo.

La differenza fondamentale tra “Mi piace questa foto” e “Mi piace questa foto, perché?” è il principio che cerco di trasmettere in questo workshop: spostare l'attenzione dall'estetica alle sensazioni, da quello che si vede a quello che si sente. È il modo in cui ho imparato a guardare, e ancora adesso è il modo in cui cerco di lavorare.

Tavolo con libri e stampe fotografiche nello studio di Marco Arienti, Spazio 130, Orbetello — sessione teorica del workshop di ritratto

Spazio 130 è la stanza del ritratto, che si trasforma e diventa il luogo dell’incontro e del confronto. perché ognuno, in qualche modo, riorganizza quello spazio attorno a sé, anche senza volerlo.

Quello che cerco non è il ritratto come documento, mi interessa riuscire a fermare il soggetto quando smette di gestirsi, di trattenersi, di credere di sapere come appare. Lo studio è principalmente un luogo di possibilità, aperto a chi desidera esplorare.

Ritratto fotografico sfocato in bianco e nero, movimento intenzionale — workshop di ritratto creativo, Spazio 130, Toscana

Uno scatto da cui nasce un'idea, non un errore da correggere ma un punto di partenza. La perdita di controllo diventa una scelta, una direzione da seguire - In uno shooting organizzato nei minimi dettagli, parte del tempo va destinato ad assicurarsi che niente vada storto. La bellezza dell'improvvisazione è la certezza che qualcosa andrà storto.

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